Il ponte tra Estate e Inverno, il mese del "ricomincia la vita". Per chi una vita ce l'ha certamente.
Molte di voi che starete leggendo andranno ancora alle scuole superiori, io invece frequento l'università. O mi illudo di frequentarla, ancora non lo so.
IL LICEO. Begli anni quelli, sì. Se ci penso, i migliori, o almeno assolutamente migliori rispetto all'ultimo che ho trascorso. La mia strada l'ho persa proprio uscendo da quelle mura, che tanto mi imprigionavano quanto mi rassicuravano. In quell'aula con le finestre aperte sul mondo potevo sognare la vita degli adulti, cullandomi nella dolce attesa di un futuro che ancora non mi apparteneva. Cosa darei per tornare ad un'interrogazione di greco, ad un compito di latino. Quello che vivevo là dentro, che allora mi sembrava una carneficina, non è niente se paragonato al vuoto che provo ora.
La maturità, oltre che sul piano scolastico, sancisce il tuo grado di abilità nell'affrontare il mondo, in teoria, no? Usciti da lì si dovrebbe essere in grado di destreggiarsi di fronte alle scelte che la vita ti offre.
Allora perché io, povera piccola comune mortale, uscita con un inutile 100, mi sono vista cadere nel baratro della depressione proprio con la fine del liceo?
E' Settembre e io, giovane donna, solo 20 anni alle spalle, trascorro le giornate dietro i vetri della mia finestra ad ascoltare il vento che soffia forte e ad ammirare le foglie che, una dopo l'altra, sempre più rosseggianti, cadono sul tappeto di terra che le inghiottirà per sempre.
Vorrei essere una foglia: essere sorretta dal mio verdeggiante albero e farne parte. Piccola, ma a suo modo importante, minuscola ciocca di una chioma lussureggiante. Lasciarmi muovere dal vento, senza pretendere niente di più di quello per cui la natura mi ha creata. E poi lasciarmi andare, nel momento decisivo, per riunirmi eternamente a quella stessa terra che mi ha creata.
E invece sono un e s s e r e u m a n o . Un puzzle di fredde membra incollate tra loro. Eppure sono convinta che qualche pezzo sia stato messo male perché non mi sento molto funzionante. Aspetto di essere composta a dovere, ma intanto mi impolvero, qui nella mia stanza. Stesa sul mio letto, mentre il freddo ricomincia ad impossessarsi di me. Sembra quasi che il vento da fuori entri tramite le mie finestre e trapassi il mio corpo, per poi riempire le mie cavità interne e rimbombare in quel baratro che mi possiede.
Sono troppo gialla, dice mia madre. E' un colore brutto, non è sano, continua. E' colpa delle troppe carote dice lei.
Non mi importa, dico io. Nessuno deve vedermi, e da nessuno mi farò vedere.
Arriverà un giorno in cui tutti questi dannati sforzi mi ripagheranno, e non voglio mollare, non posso mollare. Arriverà un giorno in cui sarò così leggera e completa che quel vento che ora mi prende da dentro e mi getta a terra, non mi scalfirà nemmeno.






